Revoca della patente già sospesa: da quando decorre il termine?

Il Sig. Gregorio nel settembre 2016 veniva fermato mentre guidava con patente in precedenza sospesa. Il suo documento di guida veniva immediatamente ritirato dalle Forze dell’Ordine preposte ai controlli, per violazione dell’art. 218 comma 6 del Codice della Strada. Al ritiro seguiva la revoca, disposta con formale provvedimento del Prefetto del luogo in cui si è verificato il fatto.

Si è pertanto rivolto al nostro studio per riuscire ad ottenere nuovamente la patente di guida.

La revoca prevista ha durata di due anni, che ai sensi dell’art. 219 comma 3 bis C.d.S. devono essere calcolati dal momento in cui l’atto è divenuto definitivo, ovvero dalla data della “notifica” al Sig. Gregorio, il quale però non ha mai ricevuto alcun provvedimento.

Trascorsi ormai ampiamente i due anni dal fatto e convinto di potersi rimettere alla guida, il Sig. Gregorio viene a conoscenza che la notifica riporta la data del giugno 2018.

Ed è proprio a questo punto che sorge un dubbio.

Il Cliente non può guidare regolarmente dal settembre 2016, di fatto sono già trascorsi 21 mesi quando sopraggiunge la notifica del provvedimento. In applicazione della norma, dovrebbero trascorrere ulteriori 24 mesi prima che il Sig. Gregorio possa rimettersi alla guida.

La legge infatti non prevede alcun termine per la notifica del provvedimento, ma di fatto la discrezionalità della Pubblica Amministrazione nell’esecuzione di tale notifica incide sul lasso di tempo che un soggetto resta privo del documento di guida. Dalla notifica “tardiva” derivano effetti negativi per la situazione giuridica del cittadino, pertanto ci si può quantomeno aspettare che tale adempimento avvenga in un “termine ragionevole, congruo e proporzionato agli accertamenti da compiere“.

Diversi Tribunali infatti, hanno dichiarato la nullità del provvedimento prefettizio di revoca, accogliendo la  medesima argomentazione proposta dai ricorrenti.

La problematica del Sig. Gregorio rientra in questi casi eccezionali, nei quali il termine di due anni viene calcolato preferibilmente a partire dalla data del ritiro.

Purtroppo in assenza di una norma chiara ed esplicita, alcuni uffici della Motorizzazione Civile ancora dubitano su come dover agire nei singoli casi specifici, al momento in cui un soggetto sanzionato tenta di iscriversi all’esame di abilitazione alla guida. In alcuni casi è necessario un nullaosta dalla Prefettura, in altri è sufficiente un aggiornamento dei dati informatici relativi al soggetto.

Spese straordinarie e millesimi

Come si calcolano i millesimi ai fini di ripartizione delle spese straordinarie pro quota?

Si chiede di sapere quali sono i criteri per ripartire le spese condominiali straordinarie (rifacimento facciata) in relazione alle tabelle millesimali ed in particolare quando e come debbano essere tenuti in considerazione i millesimi di ciascun condomino relativi a box auto, cantine e soffitte rispetto a tale ripartizione.

Innanzitutto è facoltà dell’assemblea originaria condominiale stabilire una volta per tutte quali tabelle ulteriori affiancare a quella generale relativa alla proprietà, di solito tabella A.

L’art. 1123 comma 1 c.c. regola la ripartizione delle spese per le parti comuni e non distingue tra proprietà dell’unità abitativa e del garage, rispetto a quella della cantina e della soffitta (Trib. Roma, 4/8/2009, n. 16966).

Nel caso di specie, le spese riguardano il rifacimento della facciata che rappresenta, quindi, l’immagine stessa dell’edificio, l’involucro esterno e visibile nel quale rientrano, senza differenza e aldilà delle esposizioni, la parte anteriore, frontale e principale oltre che laterale dello stabile. È pacifico che la facciata, quale parte presuntivamente comune dell’edificio, è indifferenziatamente destinata al servizio di tutti i condomini “con la conseguenza che le spese della sua manutenzione devono essere sostenute dai relativi titolari in misura proporzionale al valore delle rispettive proprietà” (Cass. n. 945/1998).

Nella prassi i box auto tendono ad essere considerati in maniera autonoma rispetto all’unità abitativa ed entrambe le categorie vengono munite di tabella millesimale apposita. Ciò avviene principalmente per facilitare una gestione dello stesso indipendente da quella dell’appartamento. È frequente che il proprietario di un box auto non possieda alcun appartamento condominiale. Ciò non può esonerare il proprietario del box dalla partecipazione alle spese per il rifacimento della facciata nel momento in cui si stabilisce che la localizzazione dello stesso (piano interrato) permetta al proprietario di trarre vantaggio da un intervento migliorativo per il decoro architettonico dello stabile. Soltanto la dislocazione del box auto in un’area completamente scollegata dall’edificio, unitamente al non uso delle altri parti comuni del medesimo (scale, ascensore…), legittimerebbe l’esclusione dalla partecipazione alle spese.

La norma richiamata prevede anche un’eccezione: per ripartire le spese in maniera non proporzionale alle tabelle di proprietà si può prendere in considerazione il diverso uso che i condomini possono farne (art. 1123 comma 2 c.c.). Nonostante ciò, appare difficile giustificare l’esclusione del box auto da un lato e l’inclusione di cantine/soffitte dall’altro per le spese che riguardano la proprietà, sulla base di tale criterio.

Salvo diversa convenzione che può essere introdotta con il regolamento condominiale (art. 1138 c.c.) le spese dovranno essere ripartite tenendo conto della proprietà nel suo complesso. Dovranno essere suddivise considerando la tabella A relativa alla proprietà dell’unità immobiliare e quella relativa ai box auto di ciascun condomino.

Cass. Sez. II, 24/5/2013, n. 13004 (cfr. art. 69 disp.att. e art. 1136.2 c.c.): “…occorre osservare che la partecipazione con il voto favorevole alle reiterate delibere adottate dall’assemblea dei condomini di un edificio per ripartire le spese secondo un valore delle quote dei singoli condomini diverso da quello espresso nelle tabelle millesimali, o l’acquiescenza rappresentata dalla concreta disapplicazione delle stesse tabelle per più anni può assumere il valore di univoco comportamento rivelatore della volontà di parziale modifica dei criteri di ripartizione da parte dei condomini che hanno partecipato alle votazioni o che hanno aderito o accettato la differente suddivisione e può dare luogo, quindi, ad una convenzione modificatrice della relativa disciplina, che, avendo natura contrattuale e non incidendo su diritti reali, non richiede la forma scritta, ma solo il consenso anche tacito o per facta concludentia, purché inequivoco dell’assemblea dei condomini…”. Cass. Sez. II, 26/4/2013, n. 10081: “… in tema di condominio, in presenza di una deliberazione di ripartizione dei contributi approvata dall’assemblea, il singolo condomino non può sottrarsi al pagamento delle spese a lui spettanti deducendo la mera mancanza formale delle tabelle millesimali, dovendo comunque opporsi al medesimo riparto mediante contestazione dei criteri seguiti…”.

Dott.ssa Lorenza Di Martino